20/08/2008 Cerca nel sito:

FAVOLE E ANTICHE STORIE AFRICANE

Raccogliamo qui alcune favole namibiane, spesso tramandate solo oralmente di padre in figlio....

Se anche voi conoscete delle favole o delle leggende e vi piacerebbe condividerle con noi e con i nostri lettori, inviateci i vostri racconti e noi li pubblicheremo !

Buona lettura!
FAVOLE E ANTICHE STORIE AFRICANE
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FAVOLE E ANTICHE STORIE AFRICANE - Una antica storia raccontata dai SAN

Prima che arrivassero gli uomini a cambiare le cose, la vita nel “bush” Africano scorreva tranquilla e pacifica. Tutti gli animali parlavano la stessa lingua e c’era completa armonia. Il leone si nutriva di erba e le giraffe avevano il collo corto. L’elefante era il re di questo mondo e si occupava di proteggere tutti gli animali del regno dal pericolo e naturalmente dai dinosauri. Gli dei erano gentili con gli animali e quando la popolazione dei dinosauri divento’ troppo numerosa gli dei li spinsero lontano verso nuove terre. Gli animali vivevano in un enorme cratere dove l’erba e gli alberi erano sempre verdi, durante tutto l’anno. Le piogge erano dolci ed abbondanti e i cieli erano sempre pieni di uccelli che si lasciavano trasportare dal vento e cantavano bellissime canzoni.

Ad un certo punto, però, lontano dal nord cominciarono ad apparire nuove strani fenomeni. Gli uomini arrivarono ed iniziarono a tagliare le foreste e a costruire dighe nei fiumi. La pioggia smise di cadere e tutta l’erba divenne gialla. Gli alberi persero le loro foglie e l’aria divenne ovunque secca e polverosa. Gli dei erano molto arrabbiati. In un attacco d’ira, uno di loro sradicò gli alberi e li lanciò al suolo con grande forza, a testa in giù, con le radici rivolte verso il cielo: così nacquero gli alberi che ora sono chiamati BAOBAB.
In tutta questa confusione c’era ancora l’elefante che si guardava intorno per capire cosa stesse succedendo al suo regno. Il paradiso era cambiato. Nella disperata ricerca del cibo, il leone divenne cacciatore, la iena cominciò a nutrirsi di carogne, lo sciacallo divenne ladro, e alle giraffe crebbe un collo lunghissimo per raggiungere le ultime foglie rimaste in cima agli alberi e per vigilare tutto intorno evitando i pericoli. Il facocero iniziò a rifugiarsi  nei buchi scavati sotto terra, quando il sole tramontava.
L’elefante era molto triste per quanto stava accadendo, decise quindi di lasciare il regno per andare a cercare aiuto. Quando egli partì, molti animali decisero di andarsene via alla ricerca di un altro paradiso. Durante il suo viaggio, l’elefante incontrò il popolo boshimano e divenne loro amico. Era molto colpito dalla forza e dall’intelligenza di questa gente, pertanto li invitò a venire a vivere nel suo regno.
Tornò la pace nel regno e gli dei si tranquillizzarono e tornarono ad essere sereni. Tornarono le piogge, l’erba ritornò ad essere verde e gli animali ingrassarono. Ma nonostante questo, il leone restò cacciatore, la iena continuò a nutrirsi di carogne e lo sciacallo continuò a rubare...

FAVOLE E ANTICHE STORIE AFRICANE - Non cercare i guai se i guai non cercano te

Anticamente era molto comune per un uomo avere più di una moglie. Shekupe aveva due mogli di nome Nelenda e Nandago. Nelenda non poteva avere figli. Le due donne erano buone amiche e passavano molto tempo insieme. Quando Nandago si accorse di essere incinta, Nelenda per la rabbia e la gelosia non volle più avere niente a che fare con lei. Un bel giorno Nelenda uscì dal villaggio dicendo che sarebbe andata nel bosco a raccogliere la legna, ma trascorsero diversi giorni e di lei non si seppe più nulla. Tutto il villaggio era preoccupato per la sua sorte, sapendo che il bosco era popolato di feroci mostri. La gente del villaggio organizzò spedizioni nel bosco per cercarla, ma senza alcun esito. Un bel giorno Nelenda riapparve al villaggio, arrivò gridando con tutto il fiato che aveva. Tutti uscirono dalle capanne, interrompendo le loro attività, per vedere cosa stesse succedendo.Nelenda aveva un bambino sulle spalle.Shekupe, suo marito, le chiese meravigliato dove avesse preso quel bambino. Nelenda rispose stizzita: - come sarebbe? – disse – questo è mio figlio! Vergognati di aver pensato che io non potessi diventare madre! Urlò piangendo. Shekupe eccepì che forse era meglio riportare il bambino da dove veniva, ovunque lei lo avesse trovato o rubato. Shekupe aveva il serio dubbio che fosse figlio di uno dei mostri del bosco. L’uomo insistette a lungo ma senza alcun esito: Nelenda rifiutò di restituire il bambino continuando a sostenere che fosse figlio suo e di suo marito.Tutti i famigliari e i vicini di casa, sempre più sospettosi, iniziarono ad allontanarsi da lei lasciandola sempre più sola con il suo bambino.Una sera mentre Nelenda si apprestava a preparare la cena, si tolse il bambino dalle spalle e osservandolo si accorse che egli aveva delle lunghe unghie affilate. Girandosi proprio quell’istante verso la porta vide entrare un orribile mostro, proprio dalla porta della sua capanna: 

Dammi indietro mio figlio! – le urlò il mostro dalla porta.

Nelenda si spaventò a morte anche sapendo di essere sola nella capanna. Afferrò il bambino e lo porse al mostro. Il mostro gridò “Non cercare guai se non sono loro a cercare te! ” e in un solo boccone si mangiò la povera Nelenda. Gli abitanti del villaggio, solo il giorno successivo si accorsero della scomparsa di Nelenda. Di lei non c’era più traccia nel villaggio. Tutti si convinsero del fatto che se ne fosse andata per la vergogna di aver rapito un bambino non suo, ma gli anziani sapevano bene in cuor loro cosa fosse successo in realtà.

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